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	<title> &#187; Carla Ravaioli</title>
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		<title>Sei anni fa moriva Carla Ravaioli</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 16:14:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2020/03/ravaioli.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-906" src="http://www.rifondazione.it/formazione/wp-content/uploads/2020/03/ravaioli-150x150.jpg" alt="ravaioli" width="150" height="150" /></a>Sei anni fa moriva Carla Ravaioli, colpevolemente dimenticata da quanti in lei avrebbero dovuto riconoscere l’interprete più lucida e lungimirante di un femminismo capace di parlare all’universo dei generi e di un ambientalismo capace di ridisegnare un paradigma strategico indispensabile per il rilancio di un socialismo del terzo millennio.<br />
Quando Carla morì, il 16 gennaio del 2014, Liberazione, nella sua versione on-line, pubblicò la prefazione che Ravaioli scrisse al suo straordinario “La donna contro se stessa”, pubblicato nel lontano 1969.<br />
Riproduciamo integralmente quel testo e la breve premessa che lo presentava.</p>
<p>“La donna contro se stessa”</p>
<p>di Carla Ravaioli &#8211;</p>
<p><em>Pubblichiamo di seguito un testo Di Carla Ravaioli ormai pressoché introvabile nelle librerie, eppure così storicamente importante per lo sviluppo di un pensiero e di una pratica sociale e politica del movimento femminista. Si tratta della prefazione dell’autrice – integralmente riprodotta – alla seconda edizione de “La donna contro se stessa”, ripubblicato nel 1977, ben nove anni dopo la prima edizione. Un messaggio che non sente il peso dei decenni trascorsi e che non finisce mai di dire – anche e forse soprattutto nel mondo odierno – quel che aveva da dire. Pochissimi giorni fa, Carla ci ha fatto dono di questo suo libro, con le sottolineature vergate di sua mano. Non è certo questo il solo suo lavoro di valore, ma è senz’altro quello con cui ha più profondamente scavato in se stessa, in controluce quasi un’autobiografia e un testamento culturale e politico.</em><br />
<strong><em>(Dino Greco)</em></strong></p>
<p>Rileggere, per la prima volta dall’inizio alla fine, questo libro significa per me rituffarmi in un passato che mi sembra lontanissimo, e che per certi versi lo è davvero. Sono trascorsi nove anni esatti da quando, nel giugno 1968, lo consegnai all’editore (la data della prima edizione è di sei mesi dopo, gennaio 1969) e nove anni non sono pochi nella vita di una persona, né lo sono nella vicenda di una società come la nostra, così carica di spinte al mutamento e di mutamenti già in atto; ma sono moltissimi se questa società la si legge entro l’ottica specifica del problema femminile, e se questo problema è stato ed è motivo dominante nell’esistenza di una persona, come lo è stato per me.</p>
<p><a href="https://drive.google.com/open?id=1VWxykHS1bQOnPzYwsEg8fSMM2UQUzOh0" target="_blank">Leggi tutto</a></p>
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